venerdì 3 ottobre 2014

CONTROLLI E VERIFICHE IN “SOLE 24 ORE”

Oltre ai controlli sulla efficienza, fondamentali anche quelli inerenti la sicurezza
“Non bastano le norme europee, quelle statale e quelle regionali: sui controlli per gli
impianti termici, di fatto, sono Province e Comuni a “dettar” legge sia sotto il profilo della
frequenza che sotto il quello delle tariffe”.

Questo l’inizio dell’articolo pubblicato lunedì 29 settembre su Il Sole 24 ore riguardo il controllo e manutenzione sulle caldaie, o meglio sugli impianti di climatizzazione invernale e/o estiva.

L’articolo evidenzia come le regole sui controlli e sulle relative frequenze da effettuare sugli impianti siano differenti sul territorio nazionale ( non solo tra le regioni, ma anche Comuni e Province!) sebbene ci siano norme comunitarie (Direttiva 2010/31/UE) e leggi nazionali (D.lgs 192/2005 attuato dal recente Dpr 74/2013) che le prescrivono.

Questo perché secondo la clausola di cedevolezza del titolo V della Costituzione, le Regioni sarebbe le uniche ad avere la facoltà di varare norme per recepire le norme nazionali ed europee. Solo 4 regioni (Lombardia, Umbria, Emilia Romagna e Veneto) hanno recepito la Direttiva 2010/31/UE.

Un’ultima considerazione è che in Italia quando si parla di “controllo di impianto” si fa solo riferimento alle verifiche per l’efficienza energetica (lo dice proprio il nuovo modello “Rapporto di contro per l’efficienza energetica), senza contare il fatto che i tecnici operano anche e soprattutto per risolvere e pe prevenire problemi inerenti la sicurezza.

Si rimanda alla Faq del Mise “Controlli e manutenzione ai fine della sicurezza”: “I modelli di rapporto di controllo di efficienza energetica, pur prevedendo alcuni controlli di sicurezza sull'impianto e sui relativi sottosistemi di generazione di calore o di freddo, non sono rapporti di controllo o manutenzione ai fini della sicurezza e pertanto non sono esaustivi in tal senso.”

Si parla comunque sempre più di salubrità e sicurezza degli impianti e delle relative responsabilità di installatori, manutentori tanto che, chiarisce sempre il Mise “Sui modelli di rapporto di controllo di efficienza energetica devono essere annotate, nel campo osservazioni, le manutenzioni effettuate, e nei campi raccomandazioni e prescrizioni quelle da effettuare per consentire l'utilizzo sicuro dell'impianto. Sullo stesso modello il manutentore riporterà la data prevista per il successivo intervento”.


Nel frattempo siamo in attesa di un decreto sulla tematica sicurezza degli impianti, già previsto da dicembre 2007, ma mai arrivato.  


http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php?option=com_content&view=article&viewType=1&idarea1=593&idarea2=0&idarea3=0&idarea4=0&andor=AND&sectionid=0&andorcat=AND&partebassaType=0&idareaCalendario1=0&MvediT=1&showMenu=1&showCat=1&showArchiveNewsBotton=0&idmenu=2263&id=2031341

martedì 1 luglio 2014

CIG: STATISTICA INCIDENTI DA GAS COMBUSTIBILE 2013
Le parole d’ordine restano “incentivare”, “controllare”, “comunicare” e “qualificare”

I dati relativi al 2013, nel caso dei gas combustibili canalizzati, evidenziano una riduzione degli incidenti a 159 contro i 177 dell’anno precedente, degli incidenti mortali (9 contro 14) e dei decessi (12 contro 18). Risulta sostanzialmente stabile il numero degli infortunati (368 contro 366).
Un andamento ancora più favorevole viene registrato nel settore della distribuzione del GPL in bombole e piccoli serbatoi, con una riduzione degli incidenti a 110 contro i 136 dell’anno precedente, degli incidenti mortali (15 contro 19), dei decessi (15 contro 23) e anche degli infortunati (109 contro 130).
Nel 2013 i consumi nel settore civile di gas combustibili canalizzati a mezzo reti, con 28,6 miliardi di metri cubi, hanno fatto registrare il minimo degli ultimi 10 anni, con una riduzione del 15% rispetto al valore di picco del 2006 (33,6).
Si rileva una rilevante riduzione dei consumi per utente: nel caso dei gas combustibili canalizzati nel 2013 il consumo medio è stato di 1.318 metri cubi per utenza, con una riduzione del 18% rispetto al 2010 e del 26% rispetto al 2006.
Nel caso del GPL in bombole e piccoli serbatoi il trend al ribasso risulta più marcato: con 1,72 milioni di tonnellate, il consumo di GPL nel 2013 ha fatto registrare una riduzione del 27% rispetto al 2006 (2,3).
Nel 2013, 30 incidenti da GPL su 110 sono stati provocati da un uso scorretto o da errata manovra: ciò evidenzia che il problema sta nel riuscire a convincere gli utenti ad usare le bombole correttamente e non ricorrere a riempimenti abusivi e illegali.
A conferma di ciò viene fatto notare che ben 43 incidenti su 110 (con 7 deceduti su 15) hanno avuto origine sull’ impianto interno dell’utente.
La causa principale dei sinistri restano gli aspetti di non corretta evacuazione dei prodotti della combustione, che restituisce ogni anno numerose vittime da intossicazioni da monossido di carbonio.
Altro punto critico è l’obsolescenza di una parte degli impianti domestici e degli apparecchi di utilizzazione, che richiede uno sforzo rapido e massiccio, per identificare opportune soluzioni. Questo anche in visione dei prossimi interventi a caratura europea.
La manutenzione regolare degli impianti, apparecchi utilizzatori, canne fumarie deve essere maggiormente intesa come un fattore di responsabilità per chi è chiamato ad eseguirla e per coloro che la devono richiedere nei modi e tempi previsti dalla legge.
E’ tempo di superare approcci che fanno pensare alla semplice applicazione di un balzello, senza alcun valore aggiunto.
In materia di prevenzione degli incidenti, l’informazione relativa alla sicurezza, diretta ai clienti finali civili (utenti) rimane una delle azioni più efficaci.
La non consapevolezza delle implicazioni relative a un uso scorretto dei gas combustibili e degli impianti e apparecchi utilizzatori, è un elemento riscontrabile in molti degli incidenti che si
sono verificati.
La deliberazione 40/2014/R/GAS che sostituisce la famosa delibera 40/04 e la presentazione di due documenti tecnici di prossima pubblicazione, una norma UNI e una Prassi di Riferimento UNI, propedeutici alla creazione di un sistema nazionale di qualifica obbligatoria per gli operatori post contatore sottolineano l’importanza della formazione volta al miglioramento continuo.


Le parole d’ordine restano “incentivare”, “controllare”, “comunicare” e “qualificare” 

venerdì 9 maggio 2014



NUOVA SENTENZA SUL DISTACCO DALL' IMPIANTO DI RISCALDAMENTO
CENTRALIZZATO

Anche dopo il distacco il condomino continua ad essere obbligato a sostenere gli oneri relativi alla manutenzione e all’adeguamento dell’impianto stesso, fatta salva la possibilità di esonero dalle spese con il consenso unanime di tutti i condomini.
Con la sentenza n. 9526 del 30 aprile 2014, la Corte di Cassazione stabilisce che, Il condomino che si distacca dall’impianto di riscaldamento centralizzato continua a pagare le relative spese di esercizio (comprese le spese per l’acquisto del carburante) se e nella misura in cui dal distacco non sia derivata una riduzione dei costi complessivi di riscaldamento.
La Corte coglie l’occasione per fare il punto in ordine ai presupposti richiesti per poter procedere al distacco dall’impianto di riscaldamento condominiale e agli oneri che rimangono a carico dei condomini distaccati, anche alla luce delle novità introdotte dalla legge di riforma del condominio n. 220 del 2012.
Il condomino può legittimamente rinunziare all’uso del riscaldamento centralizzato e distaccare le diramazioni della sua unità immobiliare dall’impianto termico comune, senza necessità di autorizzazione o approvazione degli altri condomini, a condizione che non ne derivi disfunzione dell’impianto comune. (Cass. civ. n. 7518/2006; n. 5974/2004 e n. 8924/01)
Quanto alle spese, il condomino distaccato rimane obbligato al pagamento delle sole spese di conservazione e manutenzione dell’impianto, perché conserva la comproprietà dell’impianto centrale (a cui non può rinunciare).
Inoltre, deve contribuire anche alle spese di gestione e consumo, ma solo se e nei limiti in cui il suo distacco non si risolve in una diminuzione degli oneri del servizio di cui continuano a godere gli altri condomini.
In altri termini, se dal distacco non consegue una effettiva riduzione dei consumi almeno pari alla quota del condomino distaccato, questi dovrà continuare a partecipare, in tutto o in parte, alle relative spese di esercizio.

Lo stesso condomino distaccato rimane altresì obbligato a partecipare alle spese di consumo del carburante o di esercizio solo se e nella misura in cui (come nel caso di specie) il distacco non ha comportato una diminuzione degli oneri del servizio a carico degli altri condomini. 
Diversamente opinando, infatti, gli altri condomini risulterebbero aggravati nella loro posizione perché, a fronte della mancata diminuzione dei costi di consumo (rappresentati anche dall’acquisto di carburante necessario per l’esercizio dell’impianto), essi si ritroverebbero a doversi far carico, ingiustamente, anche della quota spettante al condomino distaccato.  

Terni 09/05/2014

sabato 3 maggio 2014


TERNI  03/05/2014
COSA RECUPERIAMO NELLA CALDAIA A CONDENSAZIONE


Il gas naturale è una miscela di gas formata prevalentemente da metano (CH4) e da altri gas quali etano, propano, butano etc. La quantità percentuale dei componenti presenti nel gas naturale varia da giacimento a giacimento, in ogni caso il metano risulta avere percentuali molto elevate ed in alcune miscele raggiunge il 99%.

La combustione del gas metano in un gruppo termico genera calore. Questo calore è composto da due poteri calorifici: quello superiore e quello inferiore.
  • Il potere calorifico inferiore e quello superiore di un combustibile rappresentano la quantità di energia che si può ricavare dalla sua combustione: quello superiore comprende anche il calore latente di vaporizzazione (calore contenuto nel vapore acqueo).
  • Per dare una misura a questo effetto vediamo che cosa sono il Potere Calorifico Superiore (P.C.S.) ed il Potere Calorifico Inferiore (P.C.I.).
  • Il Potere Calorifico Inferiore (P.C.I.) è la quantità di calore liberata durante la combustione completa di un combustibile, senza considerare il calore di evaporazione del vapore acqueo.
  • Il Potere Calorifico Superiore (P.C.S.) é la quantità di calore liberata durante la combustione completa di un combustibile, incluso il calore di evaporazione contenuto nel vapore acqueo presente come prodotto della reazione chimica, rappresentata nella figura.

In teoria condensando tutto il vapore contenuto nei fumi, si ottiene un incremento del rendimento pari all’11% rispetto a quello massimo riferito al potere calorifico inferiore del combustibile.
Con le caldaie tradizionali, anche ad alto rendimento, si considera esclusivamente il P.C.I. in quanto per il loro sistema costruttivo non possono che sfruttare una sola parte del calore teorico. Con le caldaie tradizionali, arrivare alla condensazione dei gas di combustione potrebbe provocare danni da corrosione delle superfici di scambio termico interne.
Per poter confrontare la tecnica di combustione convenzionale con quella della condensazione, e quindi i relativi gradi di rendimento utile, si fa riferimento ancora oggi al P.C.I. In linea di massima, tanto più è elevata la differenza tra il potere calorifico inferiore e il potere calorifico superiore, tanto maggiore è la possibilità di applicare efficacemente la tecnica della condensazione. Ad esempio, per il gasolio questa differenza è pari al 6%, mentre per il gas metano il P.C.S. si trova circa l’11% sopra al P.C.I. Inoltre, la temperatura di condensazione del metano risulta di 10
°K superiore a quella del gasolio. Ne consegue un maggior sfruttamento dell’energia tratta dal metano rispetto al gasolio.






Energia in gioco durante la combustione.


ENERGIA UTILIZZATA E DISPERSA NELLE CALDAIE TRADIZIONALI


Nello schema riportato, vediamo come in una caldaia tradizionale il calore latente (11%) venga perso direttamente nei fumi, che vengono espulsi a temperature superiori a 150°C.
L’alta temperatura dei fumi di scarico fa sì che anche le perdite al camino siano elevate (circa 10%), così come le perdite all’involucro (circa 5%).
Ne conseguirà che di tutto il calore generato dalla combustione solo l’85% andrà all’impianto.



                      TRADIZIONALE                                                   CONDENSAZIONE





ENERGIA UTILIZZATA E DISPERSA NELLE CALDAIE A CONDENSAZIONE

In una caldaia a condensazione il rendimento è variabile secondo la temperatura dell’acqua che rientra in caldaia.
Quando la temperatura di ritorno fa sì che i fumi scendano sotto la temperatura di rugiada del metano, il rendimento oltrepasserà il 100% sul P.C.I. e aumenterà esponenzialmente per ogni grado al di sotto della temperatura di rugiada.
Nello schema qui illustrato si può notare come la bassa temperatura dei fumi consenta meno perdite al camino (nell’ordine del 2%) e minori perdite all’involucro (nell’ordine del 2%), ottenendo già così un rendimento sul P.C.I. del 96%.
Al 96% andrà ad aggiungersi un ulteriore 8% dato dal recupero del calore latente contenuto nei fumi, portando così il rendimento al 104% sul potere calorifico inferiore.
Il concetto fondamentale che nasce da questo schema è che tanto più si può spingere la temperatura fumi al di sotto del punto di rugiada, tanto più aumenta il rendimento.





giovedì 24 aprile 2014

D.P.R. 74/13: GESTIONE DEGLI IMPIANTI TERMICI

Chiarimenti alla luce delle novità introdotte dal D.P.R.74/2013

Alla luce delle novità introdotte dal D.P.R.74/2013, per contribuire a fare chiarezza, di seguito un intervento a cura dell’Ing. Giovanni Maj, Direttore Tecnico di OPS ente strumentale della Provincia e del Comune di Chieti pubblicato sul sito di CNA.
Il 12 luglio 2013, è entrato in vigore il D.P.R. 16 aprile 2013, n. 74 che stabilisce nuovi criteri in materia di esercizio, manutenzione ed ispezione degli impianti di climatizzazione estiva ed invernale. Si tratta di un regolamento che trae spunto da precise indicazioni di carattere comunitario e presenta alcune novità sulle quali è bene soffermare l’attenzione onde evitare di darne interpretazioni parziali e non aderenti a quanto effettivamente disposto.

Tralasciando gli aspetti più propriamente tecnici del D.P.R. 74/13, cerchiamo di capire quali sono gli adempimenti cui è chiamato il cittadino per evitare di incorrere in sanzioni o ispezioni onerose da parte degli Enti deputati al controllo. In questo senso può essere utile ricorrere ad un paragone con un altro oggetto molto comune:
la nostra autovettura. Tutti noi ne possediamo una e sappiamo perfettamente che deve essere sottoposta a “tagliandi” periodici una volta compiuta una certa percorrenza o trascorso un certo periodo di tempo.
Tali interventi sono prestabiliti dal costruttore del mezzo e devono essere eseguiti da officine autorizzate.
Sappiamo inoltre che l’auto deve essere sottoposta a “revisione” periodica secondo una frequenza prestabilita a prescindere dall’utilizzo effettivo del mezzo. È altrettanto noto che, laddove la revisione venga omessa, si è soggetti a sanzioni oltre che al ritiro del mezzo.
Ebbene il D.P.R. 74/13, per certi aspetti, equipara i nostri impianti domestici alla nostra auto.

La “manutenzione” dell’impianto termico.

Prendiamo in considerazione gli aspetti connessi con la manutenzione (l’equivalente del “tagliando” per la vettura).
Su chi debba svolgere questi interventi non ci sono dubbi: ci si deve rivolgere a ditte abilitate ai sensi della vigente legislazione (D.M. 37/08). Molte perplessità invece sono sorte circa la periodicità di tali interventi sebbene il testo di legge appaia abbastanza chiaro. Ci si riferisce in particolare all’art. 7 del D.P.R. 74/13, novellato come <<Controllo e manutenzione degli impianti termici>>.
In estrema sintesi si prescrive che gli interventi di manutenzione sull’impianto, devono essere eseguiti secondo la periodicità prestabilita dall’installatore dell’impianto medesimo. Ove questi abbia omesso di indicarla (comma 2) è stabilito che ci si riferisca alle istruzioni tecniche elaborate dal costruttore del generatore di calore. Il comma 3 infine, rimanda a specifiche norme tecniche ogni valutazione in merito ad interventi manutentivi sulle restanti parti dell’impianto.
A ben vedere nulla di nuovo: la legislazione previgente riportava le medesime indicazioni.
La vera novità è rappresentata da quanto previsto al comma 4. È infatti prescritto che il tecnico abilitato, sia esso l’installatore che il manutentore dell’impianto, dichiari per iscritto al proprio cliente quali siano le operazioni di controllo e manutenzione di cui necessita l’impianto da loro installato o manutenuto per garantirne la necessaria sicurezza nonché la frequenza con la quale queste operazioni devono essere effettuate.
In sostanza il tecnico, sulla scorta della documentazione tecnica del progettista e/o del fabbricante degli apparecchi nonché su valutazioni in ordine alla tipologia di impianto, al suo effettivo utilizzo, alla tipologia del generatore di calore, deve stabilire la frequenza dei propri interventi. La periodicità della manutenzione pertanto, non è più preordinata per tutti ma dipende dalla tipologia e dall’effettivo utilizzo dell’impianto, esattamente come accade per le nostre autovetture laddove ogni casa costruttrice indica al proprio cliente percorrenze massime oltre le quali occorre intervenire fermo restando che è compito del tecnico valutare caso per caso, la necessità del cambio
pasticche piuttosto che degli pneumatici la cui usura dipende dalle caratteristiche di guida di ognuno di noi per cui non può essere prestabilita.
L’unica differenza che occorre rimarcare è la previsione di sanzioni per i cittadini che omettono di far manutenere il proprio impianto che non trova riscontro nel settore auto. Il D.P.R. 74/13 infatti, ribadisce che, ove venga meno la manutenzione periodica dell’impianto, il proprietario dello stesso debba essere sanzionato ai sensi della legislazione già vigente (Art. 15, comma 5 del D. Lgs. 192/05 e s.m.i.).

Il “controllo di efficienza energetica” dell’impianto

Vediamo ora come si effettua la “revisione” del nostro impianto. Come già anticipato le nostre autovetture devono essere sottoposte a revisioni periodiche secondo tempistiche che sono associate esclusivamente alla loro vetustà e non al loro effettivo utilizzo. Si tratta di un adempimento obbligatorio per legge, che viene svolto dai medesimi tecnici che operano nel settore della manutenzione, ma è mirato ad accertare il rispetto delle condizioni di sicurezza ed il mantenimento del rumore e delle emissioni inquinanti entro i limiti di legge.
Ebbene, anche per gli impianti di climatizzazione domestica è prevista una sorta di revisione periodica che il D.P.R. 74/13 all’art. 8, chiama <<Controllo dell’efficienza energetica degli impianti termici>>. Si tratta in realtà di un adempimento già noto, perché corrisponde al tradizionale controllo dell’impianto con analisi dei fumi ed apposizione, sul rapporto tecnico di manutenzione (l’attuale Allegato G), di un “bollino” di importo variabile a seconda dei regolamenti locali.
Il D.P.R. 74/13 estende questo obbligo anche ad altre tipologie di impianto (ad esempio gli impianti di climatizzazione estiva se di potenza superiore a 12 kW) e stabilisce diverse frequenze di controllo di efficienza energetica (revisione) in funzione della potenza dell’impianto e del combustibile utilizzato.
Per impianti domestici alimentati a gas, il termine previsto è pari a 4 anni come riportato nell’Allegato A al D.P.R. 74/13 a meno, come vedremo, di indicazioni diverse stabilite dalla Regione competente.
Il compito di assolvere a tutti gli adempimenti burocratici sottesi al controllo di efficienza energetica (“revisione”) del proprio impianto termico, è affidato al tecnico manutentore il quale, una volta eseguiti una serie di controlli compreso quello del rendimento di combustione, ne riassume gli esiti su un modulo standard denominato Rapporto Tipo 1 che lo stesso tecnico dovrà inviare all’Ente Locale preposto unitamente al versamento di una tariffa variabile da zona a zona (il cosiddetto “bollino”).
In questo modo il cittadino si pone al riparo da eventuali controlli da parte degli Enti preposti il cui intervento, ove ritenuto necessario, sarà a titolo completamente gratuito.
Qualora invece questo adempimento venisse meno, l’Ente preposto ai controlli è tenuto ad ispezionare l’impianto ed i costi che ne conseguono sono posti completamente a carico del cittadino inadempiente. In sostanza non è prevista la sospensione dell’utilizzo dell’impianto (come avviene per l’auto) ma una ispezione “onerosa” dell’impianto, con costi stabiliti localmente dall’Ente competente.

Ricapitolando quindi, secondo le nuove indicazioni di legge, gli impianti domestici di climatizzazione estiva ed invernale devono essere sottoposti a:

manutenzione obbligatoria, pena sanzione, secondo i tempi stabiliti in ordine di priorità dall’installatore dell’impianto, ovvero dal costruttore del generatore di calore ed in ultima istanza dal manutentore dell’impianto;

controllo di efficienza energetica obbligatorio (pena ispezione onerosa da parte dell’Ente preposto ai controlli), da effettuarsi ogni 4 anni a meno di indicazioni diverse stabilite dalla Regione competente.

La “reale” applicazione del D.P.R. 74/2013

E veniamo ora ad un ultimo aspetto, quello connesso cioè con l’applicazione delle nuove disposizioni sul territorio, regolamentate dall’art. 10 <<Competenze delle Regioni e delle Province autonome>> del D.P.R. 74/13.
In primo luogo è stabilito che il D.P.R. 74/13 si applica tal quale solo in quelle Regioni che non hanno adottato propri provvedimenti ai sensi della legislazione previgente. In caso contrario è fatto obbligo di verificare la coerenza dei propri atti con i contenuti del nuovo D.P.R. che devono essere assunti come riferimento minimo inderogabile.
In altre parole, in quelle Regioni che hanno già legiferato in materia, il D.P.R. 74/13 non è immediatamente esecutivo ma occorre che le stesse Regioni prendano atto delle nuove disposizioni e si attivino per armonizzare i propri provvedimenti ai contenuti del nuovo regolamento. Sino ad allora restano pertanto validi tutti gli adempimenti e le prescrizioni contenute nella locale legislazione.
Per inciso, lo stesso D.P.R. 74/13 prevede che le Regioni possano adottare criteri di controllo più restrittivi sulla scorta delle peculiarità del proprio territorio e/o delle locali specificità ambientali nonché del contesto socio- economico nel quale il servizio viene ad essere erogato con l’obiettivo di conseguire un corretto rapporto costi-benefici per la cittadinanza.
Viene quindi consentito che siano ampliati i campi di potenza degli impianti da sottoporre a controllo piuttosto che fissati requisiti di efficienza energetica migliorativi ed infine adottate cadenze di controllo di efficienza energetica più stringenti rispetto a quanto prescritto nel decreto.

Ciò se da una parte appare logico ove si consideri che un impianto di riscaldamento installato sulle coste siciliane è senz’altro meno utilizzato rispetto ad uno equivalente installato sulle Dolomiti, dall’altra determina inevitabilmente disparità di trattamento da Regione a Regione con ovvie ripercussioni in termini di chiarezza circa la corretta gestione del proprio impianto termico e gli adempimenti cui sono chiamati i cittadini.


venerdì 21 marzo 2014

LA TEMPERATURA PERCEPITA.

L’uomo non sente la temperatura dell’ambiente, ma il calore perso dal suo corpo, e il sistema di regolazione della temperatura corporea dell’uomo è tale da mantenere il valore di 37°C.
Per garantire il benessere (comfort) climatico in un ambiente confinato (abitazione, lavoro) si devono controllare essenzialmente tre fattori:

- temperatura operante ( valore intermedio tra la temperatura media dell'aria <Tbs> e la temperatura
media radiante <Trad>);

-umidità relativa dell'aria ( è un indice della attitudine dell'aria ad assorbire l'evaporazione corporea; deve essere sufficientemente bassa per facilitare l'evaporazione corporea, ma non troppo per evitare
problemi alla respirazione e all'idratazione della pelle);

-velocità dell’aria ( favorisce l'evaporazione dell'acqua corporea; deve essere molto limitata e possibilmente nulla, per evitare correnti nocive e la veicolazione di polveri e allergeni )

BENESSERE

Il corpo umano scambia calore, con l'esterno attraverso quattro meccanismi:

irraggiamento, conduzione, convezione ed evaporazione

Le proporzioni ottimali per il benessere (comfort) sono le seguenti:

Benessere invernale                                    Benessere estivo

Verso la massa solida:                                  Verso la massa solida:
Irraggiamento 30-35%                                  irraggiamento 45-50%
conduzione 1%                                             conduzione 1%

Verso la massa fluida                                   Verso la massa fluida:
convezione 20-30%                                     convezione 15-20%
evaporazione 40-50%                                  evaporazione 30-35%

BENESSERE

La temperatura operante è la temperatura percepita dal corpo umano e può essere ottenuta con molteplici combinazioni di temperatura media radiante (TMR) e di temperatura dell'aria a bulbo secco (Tbs).

Lo scopo di un impianto radiante è quello di innalzare la temperatura media radiante e di conseguenza la temperatura operante; per ottenere questo si eleva la temperatura di una certa superficie solida (il pavimento, il soffitto o una parete) mediante un terminale attivo di superficie relativamente estesa e a bassa temperatura.

La superficie così riscaldata emette una certa quantità di radiazione termica la cui intensità dipende dalla sua temperatura superficiale, le altre superfici solide interne ricevono questa radiazione termica riscaldandosi a loro volta e emettendo energia radiante ad intensità più bassa; s'innesta un meccanismo di mutuo irraggiamento.

Detto in parole povere:
  • avendo un riscaldamento tradizionale a radiatori ( es. di alluminio ) pur alzando la temperatura dell'aria ambiente per effetto convettivo avrò delle piccole superfici ( i radiatori ) che mi trasferiranno energia per irraggiamento, le altre superfici ( pavimento,soffitto e pareti ) avranno una temperatura più bassa che influirà sulla temperatura percepita dal nostro corpo;
  • avendo un riscaldamento a pannelli ( es. pavimento ), pur avendo una temperatura dell'aria piu bassa del caso precedente, avrò una grossa superficie radiante ( il pavimento ) che contribuirà in maniera significativa ad innalzare la temperatura percepita dal nostro corpo.

Il comfort di un' impianto a pannelli radianti ( pavimento, soffitto o pareti ) è notevolmente più alto degli impianti tradizionali inoltre, potendo sfruttare al meglio le nuove tecnologie disponibili ( pompe di calore, geotermia, generatori a condensazione etc. ) ci permette di risparmiare quantità molto significative di energia.

20 / 03 / 2014


Manrico Ossidi   

giovedì 13 marzo 2014

I COSTI DEI COMBUSTIBILI E LA SCELTA CONSAPEVOLE.      ( 13/03/2014 )


Purtroppo la pubblicità ed i consigli, non sempre disinteressati, possono risultare forvianti nella scelta di un sistema soprattutto quando a scegliere è l'utente privato che ha altre competenze.
Riuscire a scrivere qualcosa sufficientemente esaustivo da usare come manuale orientativo è difficile soprattutto in poche righe ma penso di riuscire a dare delle notizie semplici che Vi aiutino a capire se avete scelto il combustibile più adatto alle vostre esigenze.

Innanzi tutto vorrei fare una semplificazione, necessaria per rendere paragonabili le varie fonti energetiche, infatti avendo diverse stati di aggregazione ( solido, liquido, gassoso, energia ) ed unità di misura ( quintali, litri, ballini, kg, metricubi, kwh ) non tutti riescono a capire quanta energia possono avere disponibile, pagando una certa cifra,  quindi riassumerò, in una tabella, le fonti energetiche più usate dando due dati importanti per ciascuno:

- potere calorifico per unità di misura

- costo per unità di misura  

Dal rapporto fra questi dati riusciremo a capire quanto costa un kw di energia termica per ciascun combustibile.


COMBUSTIBILE POTERE CALORIFICO INF. COSTO X UNITA' DI MISURA COSTO AL KW TERMICO
GASOLIO 9.88 Kwh / litro 1.45 € / litro 0.147               €/Kwh
METANO 9.59 Kwh / m3 0.85 € / m3 (****) 0.089 / 0.078   €/Kwh
GPL 6.65 Kwh / litro 1.2 € / litro ( circa 4.8 € / m3 ) (***) 0.180               €/Kwh
LEGNA 4.3 kwh / Kg ( 12€/q ) 0.12 €/Kg 0.028                 €/Kwh
PELLET 4.8 kwh / Kg ( 4.5€/ ball ) 0.3€/Kg 0.063                 €/Kwh
ELETTRICITA' (*) 3.5 Kwh / Kwh  (**) 0.22  /  0.13 €/Kwh 0.063  /  0.037   €/Kwh
(**)









(*) nel caso delle pompe di calore supponendo di avere un E.E.R 3.5 avremo circa 3.5 Kwh termiche per ogni Kwh elettrico utilizzato. 
(**) diversi costi per Kwh a seconda del tipo di contratto elettrico applicato
(***) prezzo indicativo in quanto molto variabile in base al tipo di utenza / fornitore
(****) utilizzando sistemi a condensazione, che sfruttano il calore latente di vaporizzazione, possiamo avere un'ulteriore potenza gratuita ( circa 11% ) quindi questo costo può arrivare a 0.078 €/Kwh.


Forse nessuno immaginava che produrre energia con il gpl costasse il doppio che con il metano e che il pellet avesse gli stessi costi energetici dell'energia elettrica anche molto vicini a quelli del metano con un sistema a condensazione.

Evidentemente in base all'ubicazione dell'appartamento non tutti i combustibili saranno a disposizione dell'utente ma , avendo la possibilità di scegliere , ora possiamo valutare e decidere di spendere qualcosa in più all'inizio per risparmiare molte migliaia di € nel corso degli anni.


M.O.

martedì 25 febbraio 2014

RISPARMIARE ENERGIA


l'USO CORRETTO DELL'ENERGIA IN CASA


Non esiste la ricetta magica per stare caldi senza spendere un' euro ma alcune semplici regole possono aiutarci a risparmiare stando meglio.

In campo energetico alcune aziende stanno utilizzando il  " free cooling " sfruttando le temperature esterne favorevoli per risparmiare energia trasportando aria esterna all'interno per scaldare o raffrescare gli ambienti senza sprechi;

possiamo farlo anche noi quando le condizioni climatiche esterne lo permettono ad esempio:

- in estate teniamo ben sigillate le finestre durante il giorno utilizzando, se c'è, il condizionatore, di notte ricambiamo aria creando una corrente tra due punti lontani della casa sfruttando il fresco naturale delle ore notturne.

- in inverno faremo esattamente il contrario aprendo le finestre di giorno quando la  temperatura esterna è più alta per evitare di raffreddare troppo la casa.

La temperatura, a cui regolare l'ambiente, è una delle variabili da tenere sotto controllo.

La diversità di isolamento termico dell'edificio, i diversi impianti, le diverse abitudini di vita e la diversa esigenza di calore, di ogni individuo, portano ad un numero troppo elevato di considerazioni;
in molti casi, però, usare un crono termostato, con la possibilità di avere diverse temperature nell'arco della giornata e cercare di tenere acceso più a lungo con temperature ambiente più basse, può aiutarci a stare meglio diminuendo gli sbalzi termici e consumando meno.

Portando un'esempio spero di chiarire meglio questo aspetto ipotizzando una Vs. abitudine e proponendo una prova da fare per due settimane.

Con un' impianto composto da termosifoni, supponiamo che  la vostra abitudine sia di accendere tutte le sere dalle 18.00 alle 23.00 portando l'ambiente a 20°C  poi lasciate l'impianto spento fino alle 06.30 quando riaccendete ancora per i 20°C fino alle 08.00;
vi propongo di verificare, leggendo il contatore del gas, quanto consumate in 2 settimane, a questo punto variate il programma di funzionamento accendendo dalle 17.00 alle 20.30 portando l'ambiente a 18°C  poi alzate la temperatura a 19°C fino alle 23.00 infine abbassate la temperatura a 17.5°C tutta la notte fino  alle 08.00 per poi spegnere del tutto.
Nell'arco di molte ore avrete una temperatura abbastanza stabile ed i consumi non saranno maggiori ( potrete verificarlo controllando il contatore del gas ) inoltre alzandosi di notte non sarà mai troppo freddo e la casa sarà più calda anche nelle altre ore della giornata.

La termoregolazione è essenziale per ottimizzare i consumi.

Questa parola può sembrarci complicata ma oggi quasi tutte le caldaie, costruite negli ultimi 10 anni, hanno la possibilità di utilizzare questa opzione.
Per gli impianti più complessi si tratta di apparati costosi ma per gli impianti individuali autonomi è sufficiente collegare un sonda esterna ( 30 / 50 € ) alla caldaia, abbinandola ad un crono termostato ( meglio se quello della casa costruttrice ).
Questa semplice modifica ci permette di lavorare a " temperatura scorrevole " ovvero l'elettronica del generatore, in base alla temperatura esterna, deciderà di scaldare l'acqua dei termosifoni fino a 75°C quando fuori avremo -3°C mentre la porterà fino a 45°C con temperature esterne maggiori di 16°C riuscendo a ridurre i consumi ottimizzando il dispendio di energia quando c'è meno bisogno.


M.O.





domenica 23 febbraio 2014

Terni 22 / 02 / 2014

GESTIRE IL COMFORT IN AMBIENTE.

In questi ultimi dieci anni abbiamo assistito ad un cambiamento sostanziale delle nuove costruzioni,
infatti le nuove normative di settore, influenzate fortemente da accordi europei e mondiali relativi al
risparmio energetico ed al contenimento della produzione di CO2, hanno modificato radicalmente il
modo di costruire e la realizzazione degli impianti di climatizzazione.
Questi ultimi, sempre più tecnologici ed economici nell'esercizio, sono quasi sempre centralizzati,
come produzione, ma resi autonomi nell'utilizzo della singola unità abitativa che può attingere
energia autonomamente quando ne ha bisogno.
Per le costruzioni meno recenti, invece, i consumi per il riscaldamento / condizionamento sono
senz'altro la voce di spesa più importante ma, senza stravolgere l'edificio ed in momenti diversi,
possiamo intervenire, per migliorare il comfort e/o diminuire i consumi.
Prima di tutto dobbiamo fare il punto della situazione su cosa abbiamo installato in casa :

a) sistema interno di riscaldamento ( termosifoni , unità termo-ventilanti , impianto a pannelli
radianti , terminali gestiti da pompe di calore ) ;

b) generatore di calore ( caldaia , termo-camino , stufa a pellet , impianto di cogenerazione , pompa
di calore ) ;

c) fonte energetica utilizzata ( geotermia , metano , gpl , gasolio , energia elettrica , combustibili
solidi ) ;

d) sistema di controllo temperatura ambiente ( termoregolazione a temperatura scorrevole con sonda
ambiente e sonda esterna , termostato ambiente , valvole di zona , valvole termostatiche sui corpi
radianti ).

Ognuna di queste parti può essere sostituita e/o integrata migliorando l'efficienza ed il comfort
dell'appartamento.

Evidentemente ogni abitazione ha le sue specifiche caratteristiche costruttive inoltre ognuno di noi
ha delle abitudini ed una sensazione di benessere personale ma quello che descriverò, nelle
prossime dispense, ci potrà senz'altro essere utile per fare delle prove cercando di sfruttare queste
conoscenze per migliorare l'uso dei nostri impianti.

M.O.