METANO
La
scoperta del metano
Durante le
vacanze estive del 1776 sul Lago
Maggiore,
mentre in barca costeggia i canneti presso Angera,
frugando con un bastone il fondo melmoso dell'acqua, vide salire a
galla e poi svanire nell'aria bollicine gassose in gran copia.
Liberazione
per agitazione di un terreno melmoso di una nuova aria aria.
Verifica dell'infiammabilità
dell'aria raccolta
(da Lettere sull'aria infiammabile,
disegni in testa alla seconda e quarta lettera
Raccolto tale
gas, ne scoprì il carattere infiammabile.
"Quest'aria
arde assai lentamente con una bella vampa azzurrina."
Si trattava di un nuovo gas diverso
dall'aria infiammabile metallica (idrogeno) già nota.
"
[...] questo, infatti, giunge a scoppiettare col massimo strepitio e
rumore ove venga frammischiata con un volume di aria comune doppio
del suo; quella all'incontro s'infiamma e scoppia col massimo
vantaggio se ad una misura aggiungasi le otto di comune."
A questa nuova aria Volta diede il
nome di aria infiammabile nativa delle palude.
Si tratta di quello che oggi noi
chiamiamo metano, la cui scoperta deve quindi essere attribuita al
Volta.
Avendo poi
scoperto tale gas in tutte le paludi egli lo attribuì a fenomeni di
decomposizione.
Questa scoperta portò Volta ad
interessarsi maggiormente dei gas infiammabili
"Mi venne talento di pigliar
prova, se per mezzo del solo fuoco elettrico succedea di far
avvampare l'aria infiammabile. [...]
Quanto
all'aria tratta dai metalli per via di scioglierli in un liquore
acido, si ottiene l'intento troppo più agevolmente che persona non
crederebbe.
Io no fo che presentare la bocca
d'una caraffa piena di quest'aria allo Scudo del mio elettroforo.
La scintilla [...] mette quell'aria
in fiamme, [...] come sarebbe avvenuto, se io v'avessi appressato
interrottamente la fiamma d'una candela."
Questo fenomeno e la presenza molto
abbondante dell'aria infiammabile delle paludi in natura portò il
nostro scienziato a supporre che i fuochi fatui fossero dovuti a tale
gas infiammato dall'elettricità atmosferica.
Nel gennaio del 1777, essendo riuscito
ad accendere l'aria infiammabile anche con la scintilla provocata da
una pietra focaia, pensò di costruire
"una
piccola bombarda od archibuso di nuova foggia, il quale caricato in
luogo di polvere, di aria infiammabile mescolata in giusta dose colla
deflogisticata [ossigeno] potrebbe cacciare una palla con impeto e
rimbombo, e accendersi per mezzo d'un acciarino, proprio come un
archibuso comune."
Il progetto gli riuscì ancora meglio
quando scoprì che la miscela tonante poteva essere infiammata
direttamente da una scintilla elettrica prodotta all'interno del
recipiente che la conteneva e non solo alla bocca della caraffa, come
precedente osservato.
Il primo esperimento fu in parte
disastroso in quanto la piccola boccetta di cristallo contenente la
miscela gli scoppiò in mano.
Nacque così la
pistola elettrico-flogopneumatica.
Le prime pistole erano fatte di legno,
le successive di vetro o di metallo e avevano forme diverse.(vedi
fig. 4)
Pistola
di Volta originale in vetro, conservata presso il Museo per la Storia
dell'Università di Pavia
In generale
veniva usato gas infiammabile metallico, ma in alcuni casi si
utilizzava anche il gas delle paludi, così da far dire a Volta
"tutto è mio, tutto trovato
da me.
L'apparato elettrico [l'elettroforo
portatile]; l'aria infiammabile; la costruzione della pistola."
La pistola
divenne presto un oggetto di grande interesse e curiosità.
Lo stesso Volta scrive:
"Non è
possibile dirvi quante esperienze curiosissime io abbia fatte, e
quante più far si possono [...].
Figuratevi qual fu lo stordimento
di molti spettatori, in presenza dei quali diedi fuoco alla pistola
colla punta del mio dito (essendo io elettrizzato sullo sgabello)
[...].
Ma ciò che
sopra tutto li fece trasecolare si fu l'eccitare lo sparo della
pistola in distanza dalla macchina che si facea giocare [trasportando
l'elettricità mediante due fili conduttori].[...].
Io non so a quanti migli un fil di
ferro tirato sul suolo dei campi e delle strade [...] condurrebbe
giusta il sentier segnato la scintilla commovente.
Ma se il fil
di ferro fosse sostenuto alto da terra da pali di legno qua e là
piantati es. gr.
Da Como a
Milano e quivi interrotto solamente dalla mia pistola, continuasse e
venisse in fine a pescare nel canale del naviglio, continuo col mio
lago di Como, non credo impossibile di far lo sparo della pistola a
Milano con un boccia di Leyden da me scaricata a Como."
Non è difficile vedere in questo
progetto l'idea della trasmissione di un segnale a distanza
(telegrafo).
La pistola non
rimase però un gioco di società.
"Questa
pistola può servire anche di saggiatore, vale a dire per misurare la
forza di esplosione che hanno le arie infiammabili."
Subito questo
nuovo strumento venne applicato allo studio dell'aria infiammabile
metallica.
"La dose
conveniente per comporre un'aria al sommo tonante è di un terzo e un
poco più di deflogisticata con due d'infiammabile metallica."
E' questo come è noto il rapporto
stechiometrico corretto per la reazione tra l'idrogeno e l'ossigeno
Ma è possibile utilizzare lo
strumento anche per scoprire la salubrità di un aria misurando la
quantità di ossigeno in essa contenuta.
Così utilizzato
lo strumento diventa un eudiometro.
Questi strumenti divennero ben presto
di uso universale nello studio chimico della composizione dei gas.
Gay Lussac nel 1805 scriverà a questo proposito:
"Così
l'illustre fisico Volta che ha arricchito la fisica delle più belle
scoperte, avrà anche la gloria d'aver donato alla Chimica lo
strumento il più esatto e il più preciso per le sue analisi."
Eudiometro
ad aria infiammabile (1) ed eudiometro tascabile (2) (da Lettera
prima a a Priestley ,2 sett.1777). "AB è un recipiente
cilindrico di cristallo grosso [..]. “dd” due palle annesse a due
fili d'ottone [...].
S'empie
di acqua il recipiente, si capovolge e se tuffa la bocca in un vaso
pien d'acqua C, si introducono per l'apertura
E
fatta ad imbuto quelle misure che si vogliono di aria comune e
[quindi di] infiammabile. Ciò fatto si fa scoccare[...] una
scintilla elettrica [...] dentro al recipiente. [...]
Dopo
ciascun infiammamento segue una diminuzione del volume d'aria
racchiuso"
Per
tentativi successivi è quindi possibile misurare la quantità di
aria deflogisticata (ossigeno) contenuta nell'aria comune iniziale
A questo punto è doveroso parlare di
una mancata scoperta.
Utilizzando l'idea di Volta nel 1781
Cavendisch scoprì la sintesi dell'acqua, cioè che dalla reazione
dell'idrogeno con l'ossigeno si ottiene acqua.
Successivamente la stessa scoperta
venne fatta anche da Monge e Lavoiser..
Ecco cosa scrive lo stesso Volta nel
1783:
"io
ci sono andato molto vicino. [...] fino dal 1777 avea detto di voler
infiammare gran copia d'aria infiammabile assieme a molta aria
respirabile confidandola nel mercurio ad oggetto di raccorvi ciò che
vi fosse precipitato.
Ma il male è, che non ebbi mai
tanto mercurio che basta in mio potere.
Se
l'avessi avuto non v'è dubbio che avrei trovato quel ch'ora ha
trovato il Sig. Lavoiser ".
Volto pensò
anche di utilizzare anche ad un uso più pratico le proprie scoperte.
"[Ho]
talvolta ruminato, se vi fosser mezzi onde far uso economico
dell'aria infiammabile, sostituendola es. gr. all'olio ecc."
E ancora
"[Ho
pensato] a costruire una lucerna ad aria infiammabile, che
dilettevole senza meno, ma forse anche utile in qualche modo riuscir
debba: questa sarà all'istesso tempo una Clessidra, ossia specie
d'orologio a acqua."
E con grande modestia precisa
"Son
debitore di parte dell'idea di questa lucerna al nostro Padre Campi;
i primi saggi pure gli abbian fatti in compagnia."
Schizzo
autografo di Volta di una lucerna ad aria infiammabile (da Cart.
Volt. G. 10).
L'acido
contenuto in C cade a gocce in A dove si trova la limatura di metallo
e sviluppa idrogeno che attraverso il cannello ab esce e viene
incendiato dalla scintilla elettrica. B)
Lucerna,
già appartenuta a Volta, conservata nel tempo Voltiano di Como.