giovedì 25 novembre 2010

Pensiero

Terni, venerdì 27 luglio 2007

Durante il mese di giugno ultimo scorso, in conformità agli accordi che legano la Confartigianato all'Istituto Superiore per l'Artigianato ed il Commercio, ho partecipato agli esami per i ragazzi del terzo anno che chiedevano l'ammissione all'ultimo biennio per il conseguimento del diploma nella sezione di termo-idraulica.
Tornare a Scuola dopo tanti anni è stata una esperienza emozionante. Ho trovato però uno scenario insolito che mi ha fatto comprendere il perché di tanta ignoranza diffusa tra i ragazzi.
Di certo non mi aspettavo di trovare dei virtuosi della Letteratura Italiana, ma neanche dei somari incapaci di trovare il volume di un cilindro, dati il raggio della base e la relativa altezza.
Queste tre giornate e le riflessioni legate ai comportamenti di studenti e professori mi hanno fatto chiudere una serie di interrogativi sui profondi cambiamenti avvenuti nella nostra società negli ultimi tre decenni.
Senza scendere in riflessioni filosofiche che non sono nelle mie corde, anche a causa della mia modesta cultura, ricordo di molti ragazzi, miei coetanei, che, non essendo interessati allo studio, scelsero di iniziare a lavorare dopo la licenza media.
Li incontro tutti i giorni nei cantieri, per la strada, nelle piccole realtà artigiane della nostra città; alcuni hanno costruito una loro attività, altri lavorano per conto dei primi, tutti combattono ogni giorno con le difficoltà della vita e del lavoro ma sono coscienti di essere un anello importante della nostra società.
Quei ragazzi, ai quali non interessa lo studio, ci sono anche oggi...
Chi ha interesse a farli diventare dei somari?
Perché vengono costretti a diventare dei diplomati derisi e con un futuro incerto quando potremmo aiutarli a diventare dei bravi artigiani?
Forse noi genitori non accettiamo che i nostri figli diventino dei muratori o degli imbianchini o dei pittori... non ci ricordiamo che le nostre origini nascono dalle attività artigiane.
Eppure il nostro patrimonio culturale ci dovrebbe ricordare: Raffaello, Giotto, Cimabue.... e tanti altri che, nel corso dei secoli, hanno lasciato testimonianze concrete del loro passaggio.
Il Bernini ad esempio ha progettato il colonnato di piazza S. Pietro, ma come avrebbe fatto a realizzarlo senza l'opera di migliaia di operai che lo costruirono pietra su pietra?
Oppure l'interesse è di questo nostro sistema economico, che continua a creare delle nuove professioni ed indirizzi scolastici, a volte bizzarri o incomprensibili, che spariscono o diventano obsoleti, nel giro di pochi anni, creando quarantenni senza futuro vittime del “ business“.
Nonostante il progresso e l'automazione della grande industria, ancora oggi abbiamo bisogno di coloro che, con le mani, fanno operazioni importanti e, non trovandoli tra i nostri giovani, siamo costretti a cercarli negli altri paesi. Diplomati e laureati dei Balcani, dell'est Europa, del Continente Africano che accettano di diventare camerieri, muratori, saldatori... tutti lavori che i nostri ragazzi non possono fare perché... sono troppo intelligenti?!?!?!?! Ma ne siamo proprio sicuri?
Pensiamoci insieme e decidiamo con le nostre teste per il futuro dei nostri ragazzi.

La manutenzione come una passione

Terni, martedì 13 gennaio 2004

Riferendomi a quanto letto nei giorni scorsi, nell'editoriale di una rivista del settore, ho ricordato come era vista la manutenzione quando ho iniziato questa professione, nel 1986, subito dopo il diploma.
In quel periodo, l’azienda per cui lavoravo era praticamente l’unica, a TERNI, che si occupava di manutenzione in maniera seria, non politica e molto professionale.
Eseguire il controllo di una centrale od un piccolo impianto termico, non era il business che si intende oggi (perché è obbligatorio registrare l’allegato H sul libretto);  il manutentore coscienzioso eseguiva tutte le operazioni atte al mantenimento del bene, operando quelle regolazioni, sostituzioni ed eventuali pulizie necessarie al corretto funzionamento del sistema.
L’ esperienza e quelle sensazioni (rumori, odori, colori) che nascono dalla passione per gli impianti, permettevano di prevenire possibili guasti, dovuti all’abbandono ed al passare del tempo, cercando di mantenere le prestazioni (quindi anche i consumi) sempre al massimo delle possibilità della macchina.
Conoscendo a fondo l’impianto e le condizioni di esercizio (esigenze del cliente), consigliava anche eventuali adeguamenti o migliorie possibili.
Purtroppo molti di noi non hanno colto questa mission e, nostro malgrado, stiamo ponendo tutta la categoria in bocca alle società di servizi che, meglio organizzate e fortemente mediatiche, faranno strage di quanti non riusciranno a reggere il confronto come è già successo in altri settori.
Questi ricordi ci devono suggerire due riflessioni:
- la prima rivolta agli utenti che speriamo non siano così  ingenui da credere che i fornitori di energia siano così disinteressati da aiutarli a consumare  meno.
- la seconda rivolta a tutti noi che spesso alle riunioni e cene di lavoro, rimaniamo in silenzio quando si parla di diagrammi di flusso, entalpia, perdite  di carico……………; dobbiamo guardare avanti pensando di lavorare meno, ma molto più professionalmente per combattere la globalizzazione del  nostro settore.
Il nostro obbiettivo di domani non dovrà essere quello di avere 1000 clienti “ perché i nostri contratti costano meno“, ma quello dei 500 contenti di chiamarci e che dicano al vicino di casa: § «io chiamo il sig. ANTONIO perché, anche se è un po' più caro, è stato capace di riparare la mia caldaia, quando gli altri, che non trovavano il guasto, mi avevano proposto di cambiarla».
Riflessioni di un collega romantico.