un pò di storia.....
Petrolio
Il
27 agosto 1859 ebbe inizio la "grande
corsa al petrolio".
Le
tecniche di perforazione sperimentate a Titusville avevano dato il
risultato sperato di estrarre petrolio in profondità a costi
competitivi.
Come
spesso accade in questi casi, i capitalisti pionieri che dominarono
la scena nella fase iniziale furono rapidamente sostituiti da altri
personaggi.
Tra
questi nuovi capitalisti si distinse rapidamente John
D. Rockefeller.
Il
suo nome è diventato il simbolo storico del capitalismo di fine
ottocento e dell'animal- spirit che spingeva i self-made man
all'investimento e all'imprenditoria nel grande sconfinato territorio
americano.
La
guerra di secessione era finita da poco lasciando un paese da
ricostruire a cui si aggiungevano le grandi praterie dell'ovest da
conquistare e "civilizzare".
Come
molti capitalisti-imprenditori dell'epoca, Rockefeller, poco più che
ventenne, fondò una società commerciale il cui core-business era
alquanto vago.
Si
commerciava di tutto purché avesse un prezzo di vendita.
La
società era a capo di Rockefeller e del socio Maurice Clark ed
operava nel territorio di Cleveland
nei mercati della carne e del frumento.
Il
boom del petrolio
del 1859 li coinvolse nel mercato nascente. Rockefeller e Clark
avviarono alcune piccole industrie di raffinazione
di petrolio lungo la
ferrovia di Cleveland.
Il
trasporto su rotaia era l'unico modo per trasportare il petrolio dai
luoghi di estrazione ai grandi mercati dell'est e la città di
Cleveland si trovava in una favorevole posizione geo-economica.
I
profitti elevati provenienti dalla raffinazione convinsero
Rockefeller a dedicare la sua attenzione esclusivamente al settore
del petrolio.
In
breve, liquidò il suo socio acquistando l'intera proprietà
dell'azienda per mettersi in grado di manovrare una politica
commerciale ambiziosa e aggressiva.
Nel
settore della raffinazione operavano diverse società in forte
concorrenza tra loro e Rockefeller ambiva apertamente al controllo
monopolistico dell'intero mercato.
Lo
stesso "Rockefeller" definì il contesto come "il
grande gioco".
Era
un particolare momento del capitalismo in cui l'entusiasmo negli
affari e la corsa al profitto dominavano su ogni altro aspetto.
Le
aziende erano guidate da uomini che si sfidavano in affari come in
aspre guerre personali senza esclusioni di colpi.
Il
"colpaccio" di Rockefeller
L'entusiasmo
nella corsa al petrolio portò rapidamente ad una situazione di sovra
produzione petrolifera e il
prezzo del petrolio si dimezzò causando perdite economiche sia ai
produttori/estrattori di petrolio sia anche alle aziende di
raffinazione che lo preparavano per essere immesso sui mercati di
sbocco.
Il
tipico panico che segue una fase di grande entusiasmo portò molti
investitori a svendere le proprie industrie.
Rockefeller
comprese l'importanza del momento, un'occasione unica per acquistare
le industrie di raffinazione concorrenti.
Nel
1870 fondò la società per azioni Standard
Oil Company riuscendo ad
ottenere nuova liquidità dalla vendita delle azioni e acquistare le
aziende concorrenti in svendita.
Nel
suo gioco mantenne comunque il capitale di controllo della Standard
Oil Company.
Nel
pieno della depressione Rockefeller ebbe il coraggio di andare contro
tendenza realizzando una serie di grandi fusioni
industriali allo scopo di
raggiungere la leadership nella raffinazione del petrolio.
Ci
riuscì.
La
Standard Oil Company era diventata in breve tempo l'industria di
raffinazione più forte del mercato americano.
Il
petrolio
(dal latino
petrus–roccia
e oleum–olio),
anche detto oro
nero,
è un liquido infiammabile, denso di colore marrone scuro o
verdognolo, che si trova in alcuni punti negli strati superiori della
crosta
terrestre.
È
composto da una mistura di vari idrocarburi,
in prevalenza alcani,
ma possono esserci variazioni nell'aspetto nella composizione e nelle
proprietà del petrolio.
La
teoria biogenica, supportata dalla maggior parte dei geologi
petroliferi, dice che il petrolio deriva da materia organica rimasta
sepolta, che si scompone in un materiale ceroso noto come Cherosene,
che sotto l'influenza di elevato calore e pressione si trasforma in
idrocarburi.
La differenza di densità
e la ridotta viscosità
consentono agli idrocarburi di migrare dalla roccia
madre,
più profonda, alla roccia
serbatoio
dove permane per effetto di trappole
sedimentarie
(luoghi in cui si trovano dei depositi di petrolio a grande
profondità) dando luogo ai giacimenti petroliferi attuali.
Teorie alternative o complementari
Molte
di queste teorie sono complementari e non mutualmente esclusive.
C'è
generale accordo sul fatto che i giacimenti di origine abiotica
esistenti, siano comunque minoritari.
Peró
la teoria abiotica sostiene che tutti gli idrocarburi naturali sono
di origine abiotica, eccetto del metano prodotto attraverso dei
batteri in superficie.
La
teoria dell'origine abiotica del petrolio prevede che al momento
della formazione della Terra
si siano formati dei significativi depositi di carbonio,
ora preservati solo nel mantello
superiore.
Questi
depositi, trovandosi in condizioni di elevata temperatura
e pressione,
catalizzerebbero molecole elementari di metano
a formare idrocarburi complessi.
Questa
teoria non è in contraddizione col secondo
principio della termodinamica.
Una
variante di questa teoria prevede l'idrolisi
di peridotiti
del mantello allo scopo di formare un fluido ricco in idrogeno
che, risalendo, dilaverebbe le rocce
carbonatiche
superiori e con metalli catalizzatori come Ni, Cr, Co, V, ecc.,
generando idrocarburi.
Questa
reazione chimica si chiama sintesi
di Fischer-Tropsch.
Composizione
Il
petrolio deriva da depositi di carbonio ed idrogeno esposti ad
elevate pressioni e ad elevato calore.
Sia
la fase liquida oleosa (petrolio) che la fase gassosa (gas
naturali)
tendono a migrare attraverso le rocce porose fino a quando
incontrano strati impermeabili del terreno dove tendono a
raccogliersi.
Dopo
il processo di estrazione, il petrolio greggio viene raffinato
attraverso la distillazione.
Il prodotto finale include cherosene,
benzene,
benzina,
paraffina,
asfalto,
ecc...
Propriamente
parlando, il petrolio consiste per la maggior parte di idrocarburi
alifatici
sia lineari che ramificati e di idrocarburi aromatici (mono-, bi- e
poli- ciclici) composti quasi esclusivamente da idrogeno
e carbonio.
Sono
tuttavia presenti quantità di composti solforati (solfuri
e disolfuri),
azotati (chinoline
e piridine)
e ossigenati (acidi
grassi,
acidi
naftenici
e fenoli)
anche se la loro percentuale, complessivamente, difficilmente supera
il 7 %.
Nel
petrolio si trovano anche metalli come Ni, V, Co, Cr, Cd, Pb, As, Hg,
ecc.
I
quattro idrocarburi più leggeri -- CH4
(metano),
C2H6
(etano),
C3H8
(propano)
e C4H10
(butano)
-- sono gas, hanno una temperatura
di ebollizione
rispettivamente di -107°C, -67°C, -43°C, e -18°C.
Le
catene molecolari
nel range di C5-7
sono nafte
leggere, evaporano facilmente.
Vengono
usate come solventi, fluidi per pulizia a secco, e altri prodotti ad
asciugatura rapida.
Le
catene da C6H14
a C12H26
sono miscelate insieme e usate per la benzina.
Il
cherosene è composto da catene nel range da C10
a C15,
seguito dal combustibile diesel e per riscaldamento (da C10
a C20)
e combustibili più pesanti come quelli usati nei motori delle navi.
Questi
derivati del petrolio sono liquidi a temperatura
ambiente.
Gli
olii lubrificanti e grassi semi solidi (come la vaselina®)
sono nel range da C16
fino a C20.
Le
catene da C20
in avanti sono solidi, cominciando dalla "paraffina", poi
catrame e bitume per asfalto.
Intervalli
di temperature di ebollizione delle frazioni di distillazione del
petrolio a pressione atmosferica in gradi Celsius:
-
etere di petrolio: 40 - 70 (usato come solvente)
-
benzina leggera: 60 - 100 (combustibile per automobili)
-
benzina pesante: 100 - 150 (combustibile per automobili)
-
cherosene leggero: 120 - 150 (solvente casalingo e carburante)
-
cherosene: 150 - 300 (carburante per motori jet)
-
gasolio: 250 - 350 (carburante per motori Diesel / riscaldamento)
-
olio lubrificante: > 300 (olio per motori)
-
frazioni rimanenti: catrame, asfalto, residual fuel
Lo
stabilimento dove si trasforma il petrolio greggio in prodotti finiti
è detto raffineria.
Storia del petrolio
Il
petrolio accompagna la storia dell'uomo da secoli e fin
dall'antichità il greco "naphtha" richiamava il
fiammeggiare tipico delle emanazioni petrolifere.
I
popoli dell'antichità avevano già ben noti i giacimenti di petrolio
superficiali che utilizzavano per produrre medicinali e bitume o per
illuminare le lampade.
Non
mancarono anche gli usi bellici del petrolio.
Già
ai tempi di Troia dell'Iliade, Omero narra di un "fuoco perenne"
lanciato contro le navi greche.
Il
"fuoco greco" dei Bizantini
era la più nota e temuta arma dell'antichità tratta dal petrolio,
una miscela di olio,
zolfo,
resina
e salnitro
in grado di prendere fuoco a contatto con l'aria.
La
micidiale miscela era cosparsa sulle frecce o lanciata verso le navi
nemiche incendiandole.
La
conoscenza del petrolio ha pertanto origini antiche soprattutto in
Medio
Oriente.
Venne
introdotto in occidente soprattutto come medicinale tramite
l'espansionismo arabo.
Le
sue doti terapeutiche si diffusero con grande rapidità e alcune
fonti d'olio a cielo aperto, come l'antica Blufi
(santuario della Madonna dell'olio) e Petralia
in Sicilia,
divennero noti centri termali dell'antichità.
Il
valore del petrolio come fonte di energia trasportabile e facilmente
utilizzabile, (usata dalla la maggioranza dei veicoli (automobili,
camion,
treni,
navi,
aeroplani)
e come base di molti prodotti chimici industriali lo rende una delle
materie prime più importanti del mondo.
L'accesso
al petrolio è stato uno dei principali fattori in molti conflitti
militari, compresi la Seconda
guerra mondiale
e la guerra
del Golfo.
La
maggior parte delle riserve facilmente accessibili è collocata nel
Medio
Oriente,
una regione politicamente instabile.
Campo
di estrazione petrolifera in California, 1938
L'industria
petrolifera nacque negli Stati Uniti per l'iniziativa di Edwin
Drake
negli anni 1850,
nei pressi di Titusville,
Pennsylvania.
L'industria
crebbe lentamente durante il 1800 e non diventò di interesse
nazionale (USA) fino agli inizi del ventesimo secolo; l'introduzione
del motore
a combustione interna
fornì la domanda che ha largamente sostenuto questa industria fino
ai giorni nostri.
I
primi piccoli giacimenti "locali" in Pennsylvania
e in Ontario
sono stati velocemente esauriti, portando ai " boom petroliferi"
in Texas,
Oklahoma,
e California.
Altre
nazioni avevano considerevoli riserve petrolifere nei loro
possedimenti coloniali, e incominciarono ad utilizzarli a livello
industriale.
Sebbene
negli anni
50
il carbone
fosse ancora il combustibile più usato nel mondo, il petrolio
cominciò a soppiantarlo.
Oggigiorno
circa il 90% del fabbisogno di combustibile è coperto dal petrolio.
In
conseguenza della crisi
energetica del 1973
e della crisi
energetica del 1979
si è sollevato l'interesse nella pubblica opinione sui livelli delle
scorte di petrolio, portando alla luce la preoccupazione che essendo
il petrolio una risorsa limitata essa sia destinata ad esaurirsi
(almeno come risorsa economicamente sfruttabile).
Il
prezzo del barile di petrolio è, fra alti e bassi, costantemente
aumentato, con un particolare picco nell’estate del 2008. E’
nuovamente risceso improvvisamente nell’autunno di quell’anno,
per poi risalire gradualmente fino alla primavera del 2012.
Da
allora in poi solo oscillazioni marginali, culminate nel brusco calo
di inizio 2015, che si è mantenuto inalterato fino ad oggi
Esistono
e sono continuamente allo studio fonti
alternative
e rinnovabili
di energia, sebbene la misura in cui queste possano rimpiazzare il
petrolio e i loro eventuali effetti negativi sull'ambiente sono
attualmente oggetto di dibattito.
COMBUSTIBILI
Sono
definiti combustibili le sostanze, composte prevalentemente da
carbonio e da idrogeno, le quali, combinandosi con l'ossigeno
dell'aria, danno luogo ad una reazione chimica con sviluppo di
calore.
Secondo
lo stato fisico in cui si presentano, i combustibili si dividono in
"solidi", "liquidi" e "gassosi" e
possono essere "naturali" o "artificiali".
Combustibili
solidi
naturali artificiali
carboni coke
ligniti carbone di legna
torbe agglomerati
legno
Alcuni
cenni sui combustibili solidi sono doverosi, anche se oggi poco
utilizzati quale combustibile nell'ambito del riscaldamento degli
ambienti e per la produzione di acqua calda sanitaria.
-
antracite; è un carbone fossile, risultato della trasformazione di prodotti
vegetali rimasti sepolti per
milioni di anni, è di colore nero, brucia quasi senza fiamma.
-
litantrace; è un carbone fossile e si divide in litantrace a fiamma corta, a
fiamma lunga ed in litantraci
da gas, questi ultimi essendo molto ricchi di sostanze volatili, sono
stati in passato utilizzati per la produzione di gas città.
-
lignite; è un combustibile naturale, si distingue in lignite xiloide e
lignite picea le ligniti sono
ricche di sostanze volatili ed hanno un alto tenore di umidità.
- torba; proviene
dalla trasformazione di piante acquatiche è
direttamente immersa
nell'acqua o miscelata a grandi quantità, per essere utilizzata deve
subire un processo di essiccamento, ha un alto tenore di umidità.
- legno; è
il combustibile solido più comune, il suo impiego offre il
vantaggio di non determinare
inquinamento atmosferico in quanto privo di zolfo.
- coke; è
un combustibile artificiale ne esistono due specie coke
metallurgico che si ottiene
dalla distillazione di litantrace ad una temperatura di circa
1100-1200 °C., e coke da gas che si ottiene dalla distillazione a
lunga fiamma ad una temperatura di circa 1000-1100 °C.
- agglomerati; gli
agglomerati si ottengono pressando polvere di carbone e
pece, citiamo gli ovuli
preparati con antraciti e le mattonelle realizzati con ligniti.
Combustibili
liquidi
I
combustibili liquidi sono tutti derivanti dal petrolio "greggio".
Il
greggio e composto da un'insieme di idrocarburi composti di
"carbonio" e "idrogeno" e si dividono in:
-
paraffinici
-
naftenici
-
olefinici
-
acetilenici
-
aromatici
Come
avviene la produzione dei vari tipi di combustibile :
Il
greggio viene sottoposto al processo di distillazione frazionata,
viene riscaldato e separato nei vari tagli, sfruttando il diverso
ponto di ebollizione dei componenti, i prodotti che si ricavano sono:
-
GPL (gas di petrolio liquefatto)
-
benzine (distillati leggeri di petrolio)
-
petrolio kerosene
-
gasolio
-
oli combustibili
-
residui
Combustibili
gassosi
naturali artificiali
gas naturale (metano) G.P.L.
(petrolio liquefatto)
gas manifatturati
gas di sintesi
IL
POTERE CALORIFICO
La
quantità di calore sviluppata dalla combustione completa di 1 kg. o
di 1 m3 di combustibile, con riferimento agli elementi
utili, viene definita " potere calorifico".
Per
un combustibile si distingue:
(P.c.s.)
potere calorifico superiore;
(P.c.i.)
potere calorifico inferiore.
Nel
processo della combustione si produce "vapor d'acqua",
dovuto sia all'"ossidazione dell'idrogeno" che
all'"evaporazione dell'acqua" contenuta nel combustibile
questo vapor d'acqua, per vaporizzazione, assorbe una certa quantità
di calore (mediamente 0,7/0,74 kw per kg. di combustibile) che va
perduto con i fumi.
Il
fumo grigiastro o nero è normalmente vapor d'acqua insieme a
fuliggine.
La
differenza tra i due poteri calorifici consiste nel tenere conto
(P.c.s.) e non del (P.c.i.) delle calorie assorbite dal vapor d'acqua
e disperse con i fumi, quindi se tra le calorie sviluppate dal
combustibile si comprendono anche quelle contenute nel vapor d'acqua
si parla di potere calorifico superiore;
Se
non se ne tiene conto, come avviene nella pratica, si parla di
"potere calorifico inferiore".
Per
la formazione di questo vapore si spendono 0,06 kw per ogni unità in
% di idrogeno.
In
un combustibile con tenore medio del 12% di idrogeno, si ha una
differenza
tra
potere calorifico superiore ed inferiore di 0,75 kw (2.715 kj/kg).
POTERE
CALORIFICO INFERIORE DI ALCUNI COMBUSTIBILI
combustibile unità potere potere
di
misura calorifico calorifico
kw inferiore inferiore
in
kw in kcal
antracite kw/kg 8,84 kcal/kg 7600
litantraci a corta fiamma
kw/kg 8,6/9,07 kcal/kg 7400/7800
litantraci a lunga fiamma
kw/kg 6,98/9,14 kcal/kg 6000/7000
ligniti
(mattonelle) kw/kg 5,58 kcal/kg 4800
torba kw/kg 2,33 kcal/kg 2000
legna (essiccata all'aria)
kw/kg 4,07 kcal/kg 3500
coke kw/kg 7,44/9,14 kcal/kg 6400/7000
carbone di
legna kw/kg 9,14 kcal/kg 7000
petrolio
Kerosene kw/kg 11,98 kcal/kg 10300
gasolio (olio da
gas) kw/kg 11,86 kcal/kg 10200
gasolio (olio da
gas) kw/lt 10,08 kacl/lt (0,850) 8670
olio
fluido kw/kg 11,40 kcal/kg 9800
olio denso
ATZ kw/kg 11,16 kcal/kg 9600
olio denso
BTZ kw/kg 11,16 kcal/kg 9600
olio
wuthermo kw/kg 8,93 kcal/kg 7680
olio
ecologico kw/kg 11,70 kcal/kg 10060
olio ecologico
ecoflu kw/kg 11,63 kacl/kg 10000
gas naturale kw/
m3 9,97 kcal/m3 8570
gas naturale (m3
standard) kw/ m3 9,59 kcal/m3 8250
gas propano kw/
m3 25,89 kcal/m3 22265
gas
butano kw/ m3 34,40 kcal/m3 29580
gas GPL kw/
m3 26,31/28,44 kcal/m3
22630/24460
gas aria propanata kw/
m3 6,90 kcal/m3 5930
gas di città kw/
m3 4,39/4,49 kcal/m3 3775/3865
gas biogas kw/
m3 6,38 kcal/m3 5490
Altri
elementi caratteristici dei combustibili sono:
-
peso specifico (combustibili liquidi);
Il
peso specifico è il peso dell'unità di volume, ossia il rapporto
tra il peso di un dato volume di combustibile alla temperatura di 15°
C. ed il peso di uguale volume d'acqua alla temperatura di 4° C., al
pari della viscosità (ne parleremo più avanti) il peso specifico
varia al variare della temperatura, i valori usuali del peso
specifico per gli oli combustibili sono nell'ordine di 0,92 - 0.96
kp/dm3.
-
acqua e sedimenti;
La
presenza di acqua e sedimenti nei combustibili è una causa di
notevole disturbo nella utilizzazione dei combustibili stessi, queste
infatti, possono provocare irregolarità nella combustione.
combustibile acqua e
sedimenti % max.
petrolio Kerosene 0,05
gasolio (olio da gas) 0,05
olio fluido 1,0
olio denso ATZ 2,0
olio denso BTZ 2,0
olio ecologico 0,05
- punto
di infiammabilità (combustibili liquidi);
Il
punto di infiammabilità è la temperatura in corrispondenza della
quale, in determinate condizioni, si produce una quantità di vapori,
tale da formare con l'aria una miscela infiammabile, tutto ciò non
si deve confondere con il "punto di accensione" che
corrisponde alla temperatura alla quale i vapori prodotti sono tali
da instaurare una combustione continua, il punto di infiammabilità è
in relazione con il peso specifico e la viscosità di un olio
combustibile; è più alto per gli oli densi e più basso per gli oli
leggeri, la conoscenza del punto di infiammabilità è importante per
la predisposizione di misure di sicurezza contro il pericolo di
incendio durante le operazioni di stoccaggio, trasporto ecc., il
valore ammesso non deve essere inferiore a 65° C..
-
tenore di zolfo;
Lo
zolfo, pur essendo combustibile, è un elemento nocivo ed
indesiderato nei combustibili, in quanto è causa di corrosioni e di
inquinamento.
Il
valore attuale imposto dalla direttiva CEE con decorrenza ultima del
01/01/1996 prevede un contenuto di zolfo di < 0,05. (convenzione
del Ministero dell'Industria del Commercio e dell'Artigianato ottobre
1992).
- Le
piogge acide;
La
presenza di zolfo nel combustibile alza il punto di rugiada dei fumi,
anche un aumento del tenore di SO3 comporta un aumento del
punto di rugiada, l'innalzamento del punto di rugiada è un evento
tecnico particolarmente sgradito, perché obbliga a scaricare i fumi
a temperatura adeguatamente più alta, onde impedire la formazione
di condensa acida, che è particolarmente aggressiva nei confronti
delle caldaie e dei camini, sotto questo aspetto anche combustibili
privi di zolfo, quale ad esempio il gas naturale, danno luogo a
condensa acida proveniente dalla combustione, è il caso di caldaie a
metano a condensazione, dove il difetto di trattamento di
neutralizzazione o di diluzione delle condense di scarico, che
ammontano anche a 1,5 litri per ogni m3 di gas bruciato,
sono riscontrabili ph variabili tra 3,4 e 4, certamente al di fuori
dei limiti di accettazione della normativa italiana vigente.
-
ceneri;
Le
ceneri sono impurità di origine minerale difficilmente eliminabili,
sono definite dalla legge 615 (residui solidi della combustione
completa di sostanze combustibili).
combustibile ceneri %
max.
petrolio Kerosene 0,0
gasolio (olio da gas) 0,01
olio fluido 0,10
olio denso ATZ 0,20
olio denso BTZ 0,20
olio ecologico 0,01
- opacità (combustibili liquidi);
E'
la proprietà di un corpo di non essere trasparente, si determina
secondo le modalità previste nel DPR 1391 del 22/12/1970 art. 14, si
tratta di osservare per trasparenza, l'olio contenuto in una scatola
di vetro di piccolo spessore, posta alla distanza di 10 cm da una
piccola lampada elettrica a filamento metallico del potere
illuminante di 50 candele decimali, l'opacità deve essere totale per
uno spessore ben definito che è di 3 mm per l'olio fluidissimo, 2 mm
per l'olio fluido e semifluido, 1 mm per l'olio denso.
- viscosità (combustibili liquidi);
La
viscosità può essere definita, in modo più o meno approssimativo,
come "la resistenza che un combustibile liquido oppone al
proprio scorrimento", essa è legata al peso specifico del
combustibile ed alla temperatura (proprietà dei fluidi di opporsi al
moto relativo delle loro particelle) alla quale si trova il
combustibile stesso, quest'ultima ha importanza rilevante, in quanto
influenza direttamente la viscosità:
combustibile ° Engler
viscosità a 20°C. ° Engler viscosità a 50°C.
petrolio (kerosene) 1,6
gasolio (olio da
gas) 1,12/1,6
olio fluido 3/5
olio semifluido 5/7
olio denso ATZ > 7
olio denso BTZ > 7
olio ecologico 13
-
densità relativa all'acqua e all'aria;
combustibile densità
relativa all'acqua a 15°C. densità relativa all'aria
petrolio (kerosene) 0,77/0,83
gasolio (olio da
gas) 0,815/0,875
gasolio (olio da
gas) 0,835/0,850
olio fluido 0,92
olio semifluido 0,94
olio denso ATZ 0,97
olio denso BTZ 0,97
olio ecologico 0,913
gas naturale 0,555
gas propano 1,562
gas butano 2,094
gas GPL 1,587/1,713
gas aria propanata 1,15
gas di
città 0,463/0,514
gas biogas 0,895
- CO2
massimo in volume %;
combustibile CO2
massimo in volume %;
petrolio (kerosene) 14,99
gasolio (olio da gas) 15,4
olio fluido 15,6
olio semifluido 15,7
olio denso ATZ 15,8
olio denso BTZ 15,9
olio ecologico 15,6
gas naturale 11,73
gas propano 13,75
gas butano 14,06
gas GPL 13,77/13,86
gas aria propanata 13,78
gas di città 12,00/13,00
gas biogas 16,95
- preriscaldamento per la combustione e per il trasporto;
combustibile per la
combustione per il trasporto
petrolio (kerosene) no no
gasolio (olio da
gas) no no
olio fluido si 100/110 no
olio semifluido si
100/110 no
olio denso ATZ si
120/140 si
olio denso BTZ si
120/140 si
olio ecologico si
120/140 si
- temperatura
di rugiada e vapor d'acqua;
combustibile temperatura vapor
d'acqua
di rugiada °C. kg/kg
petrolio Kerosene 95 1,26
gasolio (olio da
gas) 95 1,24
olio fluido 145 1,05
olio denso ATZ 150 0,99
olio denso BTZ 130 1,02
olio ecologico 95/105 1,13
gas naturale 58 1,66
gas propano 54 3,32
gas butano 54 4,15
gas GPL 52/54 3,36/3,57
gas aria propanata 53 0,88
gas di città 60/61 0,78
gas biogas 53 1,06
- volume aria.
combustibile volume
fumi volume fumi
secchi Nm3/Nm3 umidi
Nm3/Nm3
petrolio
Kerosene 11,33 12,02
gasolio (olio da
gas) 11,24 11,98
olio fluido 10,7
olio denso ATZ 10,57 11,14
olio denso BTZ 10,57 11,18
olio ecologico 11,03 11,71
gas naturale 8,52 10,52
gas propano 21,81 25,81
gas butano 28,15 33,45
gas
GPL 22,14/23,80 26,19/28,10
gas aria propanata 5,8 6,86
gas di
città 3,60/3,65 4,55/4,58
gas biogas 5,82 7,10
-
miscela esplosiva in aria
combustibile miscela
esplosiva
in aria %
gas naturale 5/15
gas propano 2,4/9,3
gas butano 2/7,6
gas GPL 2,1-2,4/9,3-9,5
gas aria propanata 7,5/36
gas di città 5-6/32-38
gas biogas 7,8/23,4
OSSIDO
DI CARBONIO
L'ossido di carbonio è un gas
instabile, inodore, incolore, molto tossico perché, una volta
respirato, va direttamente nel sangue, fissando l'emoglobina in
carbossiemoblobina ed impedendo per contro il fissaggio vitale
dell'ossigeno, gli effetti sul corpo umano dell'esposizione
prolungata alle diverse concentrazioni di questo gas sono visibili
nella tabella sopra riportata.
L'ossido di carbonio è
altresì estremamente pericoloso perché con l'aria forma una miscela
esplosiva con grandissima facilità (dal 12,5% al 74%), ha una
densità poco inferiore a quella dell'aria (circa il 3% in meno), per
cui di fatto diffonde in tutte le direzioni, nello stesso modo ed
insieme all'aria ambiente, nel caso di rigurgito di fumi caldi,
diffonde nell'ambiente insieme ai fumi, tendenzialmente verso l'alto,
al raggiungimento della concentrazione minima di esplosività,
l'innesco banale di una scintilla dell'impianto elettrico è
sufficiente a determinare l'esplosione, l'ossido di carbonio si
produce sia con combustibili liquidi, che con combustibili gassosi,
ogni qualvolta per difetto di regolazione dell'aria o di miscelazione
aria-combustibile, la combustione avviene nel suo complesso, oppure
localmente, in difetto d'aria, la sua formazione è sempre imputabile
ad una tecnologia di combustione decisamente inadeguata e per lo più
sciatta e scadente, in tali combustioni incomplete si verifica anche
l'ulteriore assurdo tecnico che il calore liberato è appena il 30%
di quello ottenibile da una combustione completa a CO2,
anche l'anidride carbonica, che è un prodotto naturale e voluto
della combustione può, a rigore, essere considerata tra i potenziali
inquinanti, in quanto una sua eccessiva concentrazione in determinate
zone dell'atmosfera, dovuta ad una localizzazione eccessiva delle
combustioni e ad una insufficiente diluzione dei loro prodotti, può
alla lunga creare importanti modificazioni metereologiche ed
ambientali.
1 = nessun effetto
apprezzabile
2 = appena percettibile
3 = effetto apprezzabile
4 = mal di testa - nausea
5 = dannoso
6 = morte
MISCELA
ESPLOSIVA
Una miscela è esplosiva
quando la sua combustione è talmente rapida da far aumentare
altrettanto rapidamente la pressione del gas di combustione (il gas
si riscalda più velocemente di quanto riesca ad espandersi).
Il metano fa miscela esplosiva
con l'aria se è presente in percentuale tra il 5 e il 15%, con meno
del 5% di metano in miscela non c'è pericolo di esplosione (è il
caso normale), con più del 15% di metano in miscela con l'aria non
c'è pericolo di esplosione (caso della tubazione di adduzione del
gas, delle bombole, ecc.).
Se per qualche irregolarità
si scende sotto il 15% (per esempio quando le bombole di gas di GPL
(gas-liquido) scoppiano quando sono prossime ad esaurirsi, per
rientrate d'aria dovute a difetti delle valvole e favorite dalla
mancanza di sufficiente contro pressione interna), oppure si salga
sopra il 5%, l'esplosione si verifica se la miscela viene accesa da
un innesco caldo, (per esempio una scintilla, una fiamma od altro
ancora).
Nei bruciatori il rapporto
metano/aria necessario ad una buona combustione è intorno al 5%,
perciò proprio al centro del campo della miscela esplosiva.
Quindi occorre evitare con la
massima scrupolosità possibile che si accumuli miscela aria/metano
(ma anche aria/gasolio o olio combustibile) non accesa nella caldaia,
nei condotti fumo e ovviamente nell'ambiente se si vuole evitare
l'esplosione.
PRELAVAGGIO
E' indispensabile, prima di
avere l'accensione della miscela, fare un regolare lavaggio con aria
fresca della camera di combustione e del camino.
Le norme UNI-CIG 8042 per i
bruciatori di gas ad aria soffiata prevedono un tempo di prelavaggio
minimo di 30 secondi e un volume d'aria di ricambio di almeno 4 volte
il volume del focolare.
COMBUSTIONE
STABILE
Per ottenere una combustione
stabile e regolare occorre anche in questo caso l'innesco della
reazione:
- nel bruciatore la miscela
viene accesa da una scintilla elettrica che scocca tra due elettrodi
alimentati da un trasformatore, a sua volta comandato
dall'apparecchiatura elettrica (programmatore).
Con tutto ciò non si verifica
l'esplosione (pur essendo in presenza di miscela esplosiva), perché
la combustione viene controllata da immissione regolare d'aria e di
combustibile nel giusto rapporto e viene mantenuta stabile nella
testa di combustione da apposito stabilizzatore (disco o un sistema
di dischi alettati).
DIVIETO
DI COMBUSTIONE IN DIFETTO DI ARIA
La combustione in difetto
d'aria non è tecnicamente ammissibile, in quanto da luogo a
incombusti e va quindi contro alle esigenze fondamentali di
sicurezza, ecologia, economia ed affidabilità.
ECONOMIA Pericolo di
formazione di miscele esplosive (CO, gas o vapori di idrocarburi)
Pericolo per la salute (prodotti tossici come CO o idrocarburi)
ECOLOGIA Prodotti
inquinanti (CO, carbone, idrocarburi ecc.)
ECONOMIA Non si
utilizza completamente il potere calorifico del combustibile.
AFFIDABILITA' Si sporca
la caldaia, si riduce lo scambio termico e si perde molto calore al
camino.
Combustione sporca che
richiede notevole manutenzione per imbrattamenti ed arresti.
COMPOSIZIONE
E COMPORTAMENTO DELL'ARIA DI COMBUSTIONE
L'aria è costituita da
ossigeno e azoto oltre a numerosi altri gas, che sono presenti in
percentuali così basse, da essere considerati trascurabili.
L'aria ha la seguente
composizione in volume:
21% di ossigeno;
79% di azoto.
E la seguente composizione in
peso:
23% di ossigeno;
77% di azoto.
L'ossigeno partecipa alla
combustione secondo il suo peso e non secondo il suo volume.
Perciò occorre stare molto
attenti, in quanto spesso si può verificare che si introducano nel
bruciatore gli stessi quantitativi d'aria in volume (il ventilatore
allo stesso numero di giri spinge lo stesso volume d'aria), ma con
pesi di ossigeno completamente diversi e quindi con combustioni
starate.
Due casi tipici: - il
cambiamento di stagione
- il
cambiamento di altitudine dell'impianto
CAMBIAMENTO
DI STAGIONE
Un bruciatore regolato molto
bene d'inverno, può avere dei grossissimi problemi d'estate, perché
la temperatura ambiente potrebbe variare (per esempio da 0°C. a +
30°C).
In queste condizioni lo stesso
volume d'aria che si usa in inverno, porta d'estate un peso
d'ossigeno dell'11% in meno, così che si potrebbe anche, in certe
situazioni, finire per bruciare in difetto d'aria (in alcune centrali
termiche si raggiungono in agosto temperature che passano da -20 a +
40, la variazione in peso è del 21%).
Paradossalmente possiamo
concludere che è più difficile bruciare bene d'estate, che non
d'inverno.
Per questa ragione è anche
buona norma che nelle regolazioni di combustione invernale venga
mantenuto ai bruciatori un certo margine di eccesso d'aria (per
esempio 15-20% con il gasolio e olio combustibile e 10-15% con il
metano), senza andare verso rendimenti di combustione eccessivamente
alti (graditi per i risparmi), proprio in ragione degli effetti di
stagionalità.
CAMBIAMENTO
DI ALTITUDINE
Salendo di quota rispetto al
livello del mare, il peso dell'aria e quindi dell'ossigeno contenuto
varia nel seguente modo:
livello sul mare
metri 0 500 1000 2000 3000
peso specifico
dell'aria 1,225 1,168 1,112 1,010 0,909
variazione
percentuale 0 -4,7 -9,2 -17,6 -25,8
Quando si installa il
bruciatore in quota, il ventilatore eroga lo stesso volume d'aria, ma
con un contenuto di ossigeno in peso ridotto.
Anche la pressione sviluppata
dal ventilatore segue un andamento analogo.
La conseguenza pratica è che
la potenza massima che un bruciatore può sviluppare si riduce di
molto.
In pratica, nella scelta della
grandezza del bruciatore da installare, si usa il criterio di
maggiorare la potenza termica richiesta.
COMBUSTIONE
DEL METANO
La quantità d'aria che
partecipa alla combustione è assai elevata.
Per ogni parte di metano da
bruciare, occorrono due parti di ossigeno e siccome l'ossigeno è
circa il 20% dell'aria (la rimanenza è azoto), occorrono circa 10
(2x5) parti d'aria.
Quando si brucia 1 m3. di
metano, occorrono dunque 10 m3. d'aria e si ottengono dei fumi che
contengono 1 m3. di anidride carbonica, 2 m3 di vapor d'acqua e 8 m3.
di azoto.
I fumi della combustione
completa del metano sono puliti, perché contengono solo vapor
d'acqua, anidride carbonica ed azoto.
Per ogni m3. di
metano occorre prelevare ben 10 m3. di aria dell'ambiente.
Un bruciatore per un
appartamento di 100 m2 (300 m3.), che necessiti (per esempio di 2
m3/h di metano per riscaldarsi (kcalh 8250 x 2 = kaclah.
16500) e che sia privo di ricambi d'aria (finestre ermetiche),
divorerebbe tutta l'aria ambiente in appena 15 ore:
300
--------------- =
15 ore
2x10
Si spiega così la grande
importanza dei ricambi d'aria fresca (di rinnovo) e pulita (priva di
polvere), ovunque ci siano dei bruciatori in funzione, sia per
ottenere una buona combustione, ma anche sopra tutto per ragioni di
sicurezza.
L'aria che partecipa alla
combustione entra nel bruciatore a temperatura ambiente (esempio
20°C., ma l'aria di rinnovo viene presa alla temperatura esterna) ed
esce al camino a una temperatura nettamente più alta.
Vediamo tre casi.
corrispondenti a 3 classi differenti di generatori:
- Temperatura di uscita dei
fumi al camino di 150-200°C.
E' il caso dei moderni gruppi
termici ad alto rendimento:
90% di calore utile reso
all'acqua in funzionamento continuativo
85% di calore utile reso
all'acqua in funzionamento intermittente
- Temperatura di uscita dei
fumi al camino di 250-300°C.
E' il caso dei generatori di
precedente generazione, vecchie macchine privi di pretese costruite
negli anni 1960/70, dove si chiedeva solo di bruciare e niente più,
in quanto l'energia costava pochissimo ed il rendimento non
interessava più di tanto.
- Temperatura di uscita fumi
al camino sopra i 300°C.
E' il caso delle combustioni
inefficienti e "sporche" dei bruciatori di tecnologia
completamente superata (moltissimi sono ancora in funzione), macchine
"stupide" per concezione e realizzazione, ma anche
formidabili rapinatori occulti dei risparmi delle famiglie ad ogni
consuntivo stagionale di riscaldamento.
Quale sia la generazione o se
vogliamo, il rango del sistema generatore - bruciatore, appare sempre
chiaro che la grande quantità d'aria chiamata a partecipare alla
combustione porta con se al camino una ancor più grande quantità di
calore prezioso che viene sistematicamente sprecato.
Per questo è bene che la
temperatura dei fumi sia più bassa possibile, ma è anche importante
che, a parità di temperatura di scarico dei fumi, la quantità
d'aria utilizzata per la combustione completa sia la minore
possibile.
ECCESSO
DI ARIA
Quest'ultima considerazione
deriva dal fatto che, per avere una combustione completa, non si può
utilizzare mai la quantità d'aria teorica prevista nei calcoli
chimici, bensì un quantitativo sempre superiore (per esempio attorno
al 10-15% caso del metano o al 15-20% caso del gasolio e olio
combustibile, in modo d'avere un eccesso d'aria a disposizione che
dia maggiori probabilità e possibilità ad ogni particella di
combustibile di trovare nella testa di combustione e nella fiamma la
sua giusta quantità di ossigeno, al fine di bruciare completamente.
La combustione sarà tanto più
efficiente, quanto minore è questo eccesso d'aria.